Avatar, un capolavoro in 3D con finale scontato

Ieri sera siamo andati al cinema a vedere Avatar, l’ultimo capolavoro di James Cameron. Capolavoro e’ proprio la parola giusta: lasciamo perdere il nervoso per il costo del biglietto (10 euro per un film tridimensionale mi pare un po’ eccessivo :D), il film e’ davvero bello come dicevano tutti in questi giorni. Ottimo dal punto di vista tecnico, bella l’idea della storia, anche se in alcuni punti era un po’ banale e scontata: mi e’ piaciuto soprattutto il legame con la natura raccontato dal regista, legame che ormai noi sembriamo aver perso da tempo!

Innanzitutto, lode a James Cameron per aver riportato il 3D al cinema in grande stile: negli ultimi tempi questa tecnica, utilizzata negli anni Cinquanta dai registi, per far sopravvivere il mezzo cinematografico alla televisione, e’ tornata di gran moda, ma tra tutti i film visti solamente Avatar ne ha capito veramente le potenzialita’. Vorrei tanto poter incontrare di nuovo quel professore che durante la discussione della mia tesi, alla mia affermazione secondo la quale presto il cinema 3D sarebbe tornato nuovamente di moda, si e’ messo a ridere, dicendo che cio’ era impossibile: caro mio, era possibilissimo ed evidente e molti fattori lo indicavano. Che bella soddisfazione :D.

Per quanto riguarda il film, invece, la regia, gli effetti speciali e la tecnica sono a livelli altissimi: in alcuni momenti sembrava di essere veramente su Pandora. La profondita’ era evidente in ogni scena, anche in quelle meno evidentemente tridimensionali: ne ha fatta di strada il 3D! Come ha detto il mio amore, non un 3D invasivo, ma delicato e giusto, per assaporare ogni inquadratura senza provare fastidio o noia. Le inquadrature dei paesaggi, le scene di battaglia, ma anche quelle nelle quali i protagonisti ci spiegavano il loro rapporto con la natura davano una sensazione di compartecipazione, come se lo spettatore fosse parte integrante dello spettacolo: ed e’ questa la magia del cinema tridimensionale.

Per quanto riguarda la trama, invece, possiamo ammetterlo: la storia di base e’ vista e rivista. L’esercito che attacca una popolazione per arricchirsi, l’uomo infiltrato che inizia a conoscere usi e costumi locali, per poi diventare uno di loro e difenderli nella lotta contro l’invasore, la storia d’amore, la scienza contro il capitalismo e l’immancabile lieto fine (ma come dico io, ben vengano i lieti fine al cinema, soprattutto in storie in cui si parla di invasioni di territori, perche’, purtroppo, nella realta’ gli happy ending non ci sono!). Pero’, nonostante la storia gia’ vista, James Cameron e’ riuscito a proporre uno spettacolo nuovo ed intrigante: la parte della trama, sostanziale ed importante, che ci raccontava dello stretto rapporto tra la popolazione indigena e la natura locale, e’ assolutamente unica. Un ottimo spunto di riflessione per l’uomo moderno, che sembra non interessato alla natura, la calpesta e la umilia in ogni occasione, parlando di modernita’, tecnologia: pensate che bello poter tornare a vivere la nostra terra con semplicita’ e con compartecipazione, vivendo e respirando con lei e, soprattutto, rispettandola!

Insomma, non posso che dare 10 a questo film che promette di portare nuova linfa vitale al cinema: James Cameron e’ pur sempre James Cameron! Chissa’ se lo fara’ davvero il sequel… 🙂

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